Dopo le nuvole di Paolo Izzo è una squisita raccolta di racconti, un volo fulmineo attraverso la bellezza della vita. Pubblicato nella collana Minimal, per Ibiskos Editrice Risolo, su carta riciclata, Dopo le nuvole è un mix di nostalgia, lontananza, passione, speranza.
Filo conduttore della raccolta l’amore, che, osservato nelle sue diverse sfaccettature, prende le vesti del ricordo del padre in “Sogno”, dell’amore per la vita in “Certezze” o “Prima di tornare a casa”, desiderio di pace in “Natale di traverso”.
Quando non scivola nella passione carnale, l’amore si risolve in assuefazione, diviene tutt’uno con la bellezza. Paolo Izzo raggiunge la sua vetta narrativa nel racconto “Le iniziali di un fiume”, dove, le ambientazioni mistiche alla Dylan Thomas, quello del “Ritratto dell’artista da cucciolo”, fanno da sfondo all’identificazione dell’amore con gli elementi naturali.
La scrittura, a volte chiusa in se stessa, si lascia decifrare di rado. Ma in quei brevi istanti, in un abbraccio caloroso, la circolarità della narrazione si schiude per svelare la sua verità. E, come se si stesse spiando attraverso la fessura di una porta socchiusa, regala la complessità e l’immensità del mondo.
Notevole la qualità stilistica della scrittura e l’apertura visiva delle descrizioni. Una piacevole lettura oltre che una piacevole scoperta. Per quanti non si rassegnano e, sognando, sperano ci sia sempre qualcosa dopo le nuvole.
Imprevisti Alitaliani Non solo numeri nella svendita della compagnia di bandiera. Ma anche inaspettati talenti. Prova ne è Dopo le nuvole dell’assistente di volo Paolo Izzo. Dopo Il dentro del suono, Izzo torna con questo nuovo libro che sarà presentato il 6 dicembre alla Fiera Più libri più liberi di Roma.
Ho tra le mani uno spicchio di notte bagnato d'azzurro. Mi risuona amico quel colore, è casa per noi che viviamo solo di momentanee apparizioni. Se l'apro, il bianco mi abbaglia come il passaggio dal buio al giorno e le linee che dentro disegnano storie mi fanno pensare. Dopo le nuvole c'è la pioggia che cade e in terra rimane la traccia di una voce. Sedici le storie che ci parlano della doppia vita di Paolo: per sopravvivere vola, per vivere prova a cercare altra sospensione nell'aria. Gli arrivi, le partenze, le sigarette fumate nella penombra, il corpo indistinto di una donna che può dare sostanza ad un pensiero. Parlano, le storie, nel frastuono di urla: Fannulloni ! Puttane ! Negri ! Lasciateci lavorare ! Sassi, le parole senza immagine; difficile la soluzione del teorema dell'espressione che ti costringe a cercare la forma originale di un suono che gli altri, spesso, non vogliono sentire. Sincera è la parola quando parla di dolore, ritrova la fusione del sentimento e della verità. Parla di distacchi improvvisi, di partenze che nessuno vorrebbe e che pure accadono, di quelli che hai amato, ingenuamente, hai amato. Paolo, ha forse la necessità di chiaroscuri, di passaggi più lenti, di addii sinceri, perché le parole, anche le più belle all'apparenza, nascondono una lunga storia.
Cacciate dalle case; il movimento dell'apparizione rendeva ad ognuno la sostanza del proprio tempo. S'erano costruite mura, e case, e parole per dare ad ognuno la figura riconoscibile nel gruppo: gerarchie del visibile, potere su ciò che fonda la proprietà di quello che rimane immobile e sembra non morire mai. Ma il linguaggio che viene da dentro, non ha luogo o proprietà, non ha volto riconoscibile se non quello che serve per dirsi buongiorno. Il linguaggio dei senza parole, ombre della storia, è di coloro a cui non è stata mai riconosciuta l'esistenza di un pensiero : i bambini, le donne, gli operai delle immagini. A quelli che hanno sempre avuto come uniche mura i confini della pelle sensibile.
L’imperfetto seduttore può trovare allora impreviste svolte, necessità gestante di chi partorirà da solo, nella gioia di trovare accanto un altro volto.
Dopo le nuvole di Paolo Izzo, Ibiskos Editrice Risolo, Minimal narrativa. Adesso ho potuto nominare quello che gli occhi distinguono, l'abito e la veste.
L'ombra dello spicchio scuro che ho tra le mani si chiude, e intorno c'è il frastuono di chi continua incessante la costruzione di pareti. Noi ombre restiamo fuori dalle mura di ogni istituzione. Alcuni sono certi che il pensiero si potrà controllare nel dominio dello spazio, delle distanze, dei ruoli. Eredità nobiliari, cui ogni buon borghese non ha mai saputo rinunciare, avendo la grazia però di lasciare sempre una stanza per gli ospiti, anche nelle case rosse. Un proletariato delle immagini silenziose in realtà non cerca pareti in cui essere protetto, perché non le ha mai avute. Cerca il racconto e la storia degli uomini che persero la voce per avere il controllo sul tempo della vita umana e di quelli che cercarono quella voce nel labirinto delle parole inutili. [Annio G. Stasi]
"Dal 5 dicembre siamo tutti invitati a trovare il nostro “equilibro”. Si aprirà infatti venerdì e proseguirà fino a lunedì 8 dicembre “Più libri, più liberi” la fiera della piccola e media editoria che, nata nel dicembre del 2002 da una felice intuizione del gruppo Piccoli editori di Varia dell’Aie (Associazione Italiana Editori), giunge quest’anno alla sua settima edizione, confermandosi il più importante evento del centro-nord per l’editoria. Saranno oltre 50.000 i titoli esposti nel Palazzo dei Congressi di Roma (sede tradizionale della manifestazione) e 400 gli editori che saranno presenti (tutte le informazioni sul sito www.piulibripiuliberi.it, dove è possibile tra l’altro acquistare on-line il biglietto d’ingresso).
(...) e non mancheranno i giovani scrittori, come ad esempio Paolo Izzo, che proporrà i suoi racconti, presentati dalla scrittrice Monia Balsamello e dalla sua editrice Antonietta Risolo, (...) sabato alle 16 nella Sala Corallo della Fiera (...)". [Giulia Salaris]
Alla Galleria “Le Opere” di Jacopo Mattia Alegiani,
Finissage della mostra fotografica “Scie di passaggi” di Ales Gi
e presentazione in anteprima nazionale di “Dopo le nuvole”,
il nuovo libro di Paolo Izzo (Ed. Ibiskos Risolo)
Equipaggio
Jacopo, Ales e Paolo sono accomunati da un’amicizia e da un mestiere: per sopravvivere lavorano sugli aeroplani. Poi, per vivere, fanno altre cose: il pittore, il fotografo, lo scrittore. Volano tutti e tre, per cielo e per terra, con ali vere o con ali di fantasia. In questi giorni di “severa turbolenza” per la loro professione ufficiale, hanno deciso di dare vita a una serata sinergica di immagini e parole, per esprimere come anche l’arte possa diventare una forma di lotta e di resistenza.
Orario e destinazione
Venerdì 28 novembre 2008, ore 19.00
Galleria Le Opere - vicolo della Campanella n. 10 – Roma (tel. 06 68136100)
«Un popolo di poeti di artisti di eroi... di navigatori, di trasmigratori».
Lasciando ad altri il ruolo di santi e scienziati, la famosa frase che racconta gli italiani, scolpita sul Palazzo della Civiltà di Roma, potrebbe ben descrivere anche gli assistenti di volo… Alitaliani, i dipendenti della compagnia di bandiera che sugli aerei - insieme ai piloti - passano gran parte della loro vita. Oggi al centro di tutti i notiziari di economia, politica e cronaca, questi bizzarri "Ufo", semplici numeri per un mercato sempre più frenetico, sembrano quasi degli alieni, appunto. Privilegiati e superficiali: così li dipingono i giornali e così vengono avvertiti dall'opinione pubblica! Al contrario, hostess e steward, navigatori e trasmigratori, grandi comunicatori e vivaci intrattenitori sul lavoro, nella vita privata sono molto spesso artisti, a volte poeti e, in qualche occasione, persino eroi.
Paolo Izzo, assistente di volo da undici anni, è uno di loro. Non ha scritto un libro sull'Alitalia. Lui è uno dell'Alitalia. Ed alcuni racconti, inevitabilmente, scaturiscono dal suo mestiere ("Prima di tornare a casa", "Presenza in assenza", "San Telmo, "Natale di traverso") e da quel mix di avventura e di nostalgia che c'è in ogni viaggio.
Dopo le nuvole dei cieli, Izzo scrive.
Dopo le nuvole della drammatica trattativa per scongiurare il fallimento di Alitalia, scrive.
Dopo le nuvole di viaggi faticosi e nostalgie da lontananza, si mette seduto e scrive.
Dopo le nuvole... è il titolo della sua raccolta di racconti, che Ibiskos Editrice Risolo pubblica in questi giorni nella collana Minimal, progetto editoriale a largo respiro, innovativo per intenzioni e risultati e, dato non trascurabile, realizzato in carta riciclata, dedicatoai nuovi percorsi letterari del nostro Paese, raccogliendo già titoli interessanti di vari autori emergenti nostrani.
Già nostro autore con il romanzo intitolato Il dentro del suono, best e long seller ormai dal 2005, Paolo Izzo, trentasettenne napoletano che oltre a volare, metaforicamente e concretamente, fa anche il giornalista e recita per passione, torna nelle librerie a metà ottobre con le emozioni e i racconti di Dopo le nuvole, ovviamente con una dedica speciale: «alle compagne e ai compagni, di volo e di fantasia».
Se desiderasse ricevere una copia del libro per recensirlo, è pregato di contattarci.
Paolo Izzo è nato a Napoli nel 1970 e vive a Roma. Scrittore, giornalista e attore per passione, di professione è assistente di volo. Così… dopo le nuvole, ha scritto la maggior parte dei racconti di questa raccolta. Ha già pubblicato il romanzo Il ladro di emozioni (1996) e, con Antonella Pozzi, la silloge di poesie Donna Uomo (1999). Il suo secondo romanzo, Il dentro del suono, pubblicato sempre dalla Ibiskos Risolo e attualmente alla sua quinta ristampa, resiste nelle librerie dal 2005, confermandosi best e long seller della casa editrice.Collabora con Quaderni Radicali, Left, Resistenza Laica, Dazebao e Glamour.
Nonostante la situazione dell'Alitalia sia davvero drammatica, Fiumicino si sta trasformando nell'unico luogo di lotta e di opposizione alla faciloneria e all'abuso messi in atto dal governo e dai suoi amici. Continuano i presidi dei dipendenti, ma continuano anche i voli, a dispetto di tutte le più nefaste analisi.
Il baratro. A sentire i media, i lavoratori dell'Alitalia sarebbero sull'orlo di un precipizio a causa del ritiro dell'offerta da parte della Compagnia Aerea Italiana, un gruppo di affaristi costituitosi per l'occasione e - come dicevamo nel precedente commento - senza nessuna esperienza di volo a parte il famigerato Roma Linate del mattino e relativo rientro. Eppure a sentire le grida di gioia a Fiumicino, alla notizia della rottura e/o sospensione della trattativa, non si direbbe che i dipendenti Az si sentissero già nel baratro. La verità è che la notizia è parsa ai lavoratori del settore come la fine di un ricatto: siete prossimi alla bancarotta, vi salviamo noi a patto che rinunciate al vostro "esoso" stipendio, che lavoriate più di prima, che rinunciate a ferie e riposi.
Un film già visto. Rischiando poche migliaia di euro, la Cai (Compagnia avvoltoi italiani, come l'hanno ribattezzata hostess e steward) era pronta dunque a un effimero salvataggio, che sarebbe stato seguito dall'ultimo assalto ai pochi brandelli di carne ancora attaccati all'osso. Ma stavolta non è andata, forse perché i dipendenti Az erano memori dell'ultimo (solo in ordine di tempo) sciacallaggio: nel 2005, sempre in nome di una crisi e sempre con il paventato rischio di fallimento, sindacati e azienda avevano firmato uno dei peggiori contratti della storia della compagnia di bandiera, secondo solo a quello precedente, che vide la fusione di Alitalia con la propria figlia low cost, Alitalia Team. Tre anni fa il "salvatore" era Giancarlo Cimoli che, reduce da un'esperienza non proprio gloriosa nelle Ferrovie dello Stato (che però gli era valsa già quasi 7 milioni di euro di liquidazione), in qualità di presidente e Ad di Alitalia poté dichiarare al fisco 2 milioni e 700mila euro per il 2006 (cioè l'equivalente di quello che guadagnano duecento dipendenti della compagnia): dopo l'ennesima crisi Az, che il dott. Cimoli aveva tutt'altro che risolto, lo stesso fu liquidato con altri 5 o 8 milioni (non si è mai capito). Tanto per gradire. Tanto per fare un esempio e per dire: in Alitalia, i sacrifici dei dipendenti sono serviti e servono a pagare stipendi e liquidazioni dei dirigenti, da sempre.
I privilegi. Fatto questo breve preambolo sulla cronaca e sul recente passato, addiveniamo al vero, ma pretestuoso nodo dell'intera vicenda: i benefit delle categorie di volo. L'opinione pubblica viene oggi - come da sempre - bombardata di informazioni sui presunti privilegi delle categorie di naviganti, di modo che le loro proteste siano mal viste e i loro rifiuti mal tollerati. Si parla di stipendi d'oro, di grandi alberghi e di auto blu per l'accompagno a casa. E poi ci sono i biglietti aerei gratis per tutti i dipendenti! Posto che è impossibile immaginare che un ferroviere o un marittimo paghino il biglietto quando viaggiano privatamente o che l'autista dell'Atac timbri il biglietto, si consideri anche che il dipendente Az parte soltanto quando c'è posto e spesso infatti non parte proprio, tanto che prende altri mezzi di trasporto per le proprie vacanze. Ma c'è da sfatare qualche altro mito.
Intanto si tenga sempre a mente che l'aeroplano non è esattamente un autobus e che i rischi del volo non sono esattamente quelli che si corrono impastando farina.
Detto questo, i "naviganti" del servizio aereo, sull'aereo, passano un terzo della propria vita, mentre un altro terzo lo passano a dormire (come tutti), ma non a casa, bensì in un albergo, dove si sveglieranno per orario o per fuso orario a orari impossibili (un tempo c'era un'indennità per il lavoro notturno: tranquilli, non c'è più). Prendono servizio alle 4,30 del mattino per fare tre quattro cinque voli al giorno (c'era un'indennità quando si superavano le 3 tratte giornaliere: tranquilli, non c'è più neanche questa). Ad ogni modo la loro giornata lavorativa, il più delle volte, dura dodici ore e se dura più del previsto non c'è straordinario (un tempo c'era, ma oggi via pure quello!); comunque non finisce a casa, questa giornata lavorativa: finisce in un albergo, appunto. Che sia di tre o quattro stelle può fare la differenza...
Forse non tutti sanno che, inoltre, i "naviganti" del servizio aereo sono sottoposti ogni anno a un check up medico completo e da qualche tempo anche a una visita - anch'essa annuale - per valutare gli effetti delle radiazioni cosmiche, con relativa mappatura dei nei (si stima che, per radiazioni subite, una Roma-New York equivalga a una mammografia, tanto per intenderci); nonché a vaccini e profilassi di tutti i tipi (febbre gialla, tifo, epatite, malaria), alcuni dei quali obbligatori, altri fortemente consigliati, altri ancora inutili (l'antimalarica, per esempio, non serve a un granché, perciò è sostituita da Autan e incrocio di dita), perché i "naviganti" vanno spesso e... mal-volentieri in zone ad alto rischio di malattie infettive. Altri luoghi caldi e non solo per le temperature dove i nostri sono "spediti", con rischi annessi e connessi? Tel Aviv, Teheran, Algeri, Beirut, Lagos, Accra, Caracas... Qualche volta si dorme direttamente in aeroplano, tanti sono quei rischi, altre volte si finisce barricati... ma in un grande albergo. Se vanno in posti "tranquilli", come Buenos Aires o Los Angeles - soltanto il volo dura 13 ore - se ne stanno nel grande albergo non più di 48 ore (con 6 o 9 ore di fuso) e pronti per il ritorno!
Quando hanno la fortuna di rientrare indenni da queste vere e proprie missioni, c'è una macchina con autista (pagata da loro stessi, con detrazione sulla busta paga) che li riporta a casa: quasi sempre vero. Piloti e hostess di Milano, per esempio, non hanno questo "privilegio", infatti più d'uno si è schiantato contro i guard rail della tangenziale meneghina o della Milano-Laghi, mentre "cercava" di tornare a casa, stravolto da sonno e stanchezza...
Continua. Per non tediare ulteriormente i lettori sulle sorti di questi lavoratori dell'aria, il cui bell'aspetto non testimonia quasi mai quello che c'è dietro (del resto sono addestrati per nascondere ai passeggeri ogni tipo di problematica e per farli volare in serenità), rimandiamo a una prossima puntata di questa telenovela Alitalia in cui i cattivi sembrano sempre loro, quelli che gli aerei li fanno volare, e i "buoni", come anche la storia ci insegna, coloro i quali vogliono salvarli dal baratro.
“Vi porteremo ovunque, tranne che a destinazione”. Parafrasando un vecchio adagio pubblicitario, potrebbe essere questo il nuovo slogan della Compagnia Aerea Italiana, che si appresta a condurre in porto il commissariamento della povera Alitalia. Ce ne fosse uno, infatti, tra quelli che si occupano della scottante faccenda, che s’intenda di trasporto aereo.
Da un lato c’è il solito premier trionfalista che, dopo aver equiparato aeroplani e monnezza con una certa disinvoltura, già esulta nella certezza che l’operazione stia andando a buon fine.
Dall’altro la tanto minacciata “cordata” che finalmente si è palesata e già fa capire che “o così, o così”, mentre a bordo della flotta AZ si scherza amaro: “La cordata è quella che ci stanno girando intorno al collo”.
Da qualche parte, lontano, più o meno astratti nelle loro dichiarazioni di fuoco, i sindacati confederali, che valutano quale tipo di vaselina forniranno ai lavoratori nel momento in cui prenderà corpo il piano cordata-commissario-governo… e scusate la volgarità.
In mezzo, come sempre, come mai?, i lavoratori appunto – quelli che gli aerei, da più di sessant’anni, li fanno volare. E che li hanno fatti volare con qualunque gestione e persino in assenza di una gestione come in questi ultimi tempi!
Buona e cattiva compagnia, si va dicendo: e uno immagina, che buoni siano quelli che una compagnia aerea la fanno andare da A a B e, possibilmente, viceversa. E, sempre possibilmente, senza incidenti. Cattivi dovrebbero essere invece quelli che, mentre la compagnia vola, organizzano o hanno organizzato un po’ di affarucci collaterali, si inventano o hanno inventato appalti milionari, spendono e comprano insomma altre cose che non siano aerei oppure aerei che altre compagnie magari dismettono. Buoni insomma quelli che lavorano e cattivi quelli che hanno mangiato e mangiano senza riuscire mai a far decollare… un bilancio da svariati anni a questa parte.
Sarebbe troppo semplice questa contrapposizione. Invece, cattivi sono sempre i dipendenti, non i dirigenti delle vecchie gestioni. Cattivi sono i piloti e le hostess che vanno nei grandi alberghi e li vanno a prendere sotto casa. Cattivi sono gli assistenti di volo stagionali che hanno lavorato per anni senza ferie, senza tutele e che non verranno richiamati a lavorare. Cattivi i dipendenti tutti, che da domani pagheranno due volte: come lavoratori e come contribuenti.
In questi giorni in cui i giornali parlano del cielo più di quanto ne parli il Papa nelle sue arringhe medievaliste, nessuno o quasi ha puntato il dito contro le passate amministrazioni o le nomine politiche di tutti gli staff dirigenziali. Sempre e solo di quelli che volano, si parla. O di quelli che, pur non volando, fanno in modo che gli aerei stiano per aria senza problemi…
Adesso che è troppo lontana, la proposta di Air France – pur condotta in un’atmosfera sospetta e senza una reale presenza del Governo - sembra proprio che fosse tra le meno peggio (oggi lo sostiene persino il figlio del presidente in pectore di AZ Colaninno) e non è un caso che appena girò la voce (fonte: www.assistentidivolo.org) di un appello perché AZ si accordasse con il vettore d’oltralpe, più di un quarto degli assistenti di volo lo sottoscrisse in due giorni (molti di loro stracciando la tessera sindacale, c’è da aggiungere). Infatti Air France ritorna lo stesso e, forse, si prenderà anche un pezzo più succoso e meno impegnativo. Poi ci sono Lufthansa e anche British Airways. E Airone, che non s’è mai mossa da dov’era, con tutti i suoi debiti da ripianare che verranno inglobati nella crisi AZ, come da principio era già prevedibile. Per farla breve, i voli e le destinazioni della ex compagnia di bandiera se li divideranno in quattro o cinque vettori, piuttosto che in due… Nonostante che basterebbe andare a guardarsi un po’ di tabelle (fonte: www.sdlintercategoriale.it) per rendersi conto che “il mercato italiano è molto appetibile ed ha una previsione di sviluppo molto più alta degli altri Paesi europei, che il numero dei lavoratori Alitalia rispetto agli aerei è assolutamente più basso di quello dei competitori stranieri e che la produttività è molto più alta sia rispetto agli aerei in flotta, sia nei confronti del fatturato”.
Ma questa non è materia per imprenditori che in genere si occupano di edilizia, di concessioni pubbliche o di abbigliamento e che per “salvare” Alitalia rischiano trecento milioni di euro (Air France aveva offerto sei volte tanto). Né tanto meno di quelli che hanno portato un’azienda importantissima alla bancarotta, che sono oggi a far danni altrove, senza che su di loro ricada la minima responsabilità.
Questo è il paese delle libertà, del resto. Libertà di farla franca, sempre. E di farla pagare a qualcun altro. Sempre.
Mosquito da Nuova Agenzia Radicale 05.09.08